Lo sport per andare oltre le barriere della disabilità.

IL CONVEGNO – L’appuntamento, organizzato dall’associazione “Metodo giovani”, si è svolto ieri sera nella sala Lampertico del cinema Odeon davanti a molti giovani. Il racconto di chi non si è arreso alle ferite dei gravi incidenti subiti.

sport e disabilità

«Il 15 e 16 dicembre del 1990 mi davano morto. Qualche giorno dopo mi hanno detto che sarei rimasto in sedia a rotelle. Ciò che mi ha dato la forza di reagire è stato lo sport». Enrico Giacomin, pluricampione italiano di nuoto racconta così i giorni successivi all’incidente e il percorso che l’ha portato, nel 2014, ad attraversare a nuoto lo stretto di Gibilterra. L’atleta del Nuoto Vicenza ieri sera è stato tra i protagonisti dell’incontro “Sport e disabilità raccontati ai giovani”, organizzato dall’associazione “Metodo giovani” nella sala Lampertico del cinema Odeon. Dove hanno anche lasciato in regalo la pedana realizzata per far salire gli ospiti sul palco.

Enrico Giacomin, è stato tra i protagonisti dell’incontro “Sport e disabilità raccontati ai giovani”, organizzato dall’associazione “Metodo giovani” nella sala Lampertico del cinema Odeon.

Enrico Giacomin, è stato tra i protagonisti dell’incontro “Sport e disabilità raccontati ai giovani”, organizzato dall’associazione “Metodo giovani” nella sala Lampertico del cinema Odeon.

Con lui, moderati dal presidente dell’associazione, Nicola Marin, c’erano Francesca Lazzaro, Stefano Fusilli e Marco Casolin. «Sono sempre stato uno sportivo – racconta Giacomin – e quando mi hanno detto che sarei rimasto in carrozzina ho pensato: “No! Ad aprile devo andare a sciare!”. È stata questa passione a darmi ma forza di reagire». Dopo vari sport è approdato al nuoto, dove ha vinto titoli italiani. «Il più bello è stato nella staffetta, proprio perché condiviso. Ora a 48 anni gareggerei contro dei diciottenni, è cambiata la prospettiva, cerco sfide che mi mettano a confronto con me stesso, sposto sempre l’asticella un po’ più in là. Quando ho attraversato Gibilterra, nuotando per 4 ore e 37 minuti, mi hanno detto che avevo la felicità stampata in viso. Ora sto pianificando di attraversare i 23 km da Vulcano a Milazzo. La gioia più grande, però, è che qualcuno grazie alla mia impresa abbia iniziato a nuotare».

La stessa molla è stata quella che ha spinto Stefano Fusilli a respirare di nuovo l’adrenalina della velocità. «Sono appassionato di motori fin da piccolo e quando ho avuto l’incidente avevo appena ottenuto l’ammissione alle selezioni Aprilia per la 125. Per anni ho cercato il modo di tornare in pista, ho provato basket, tennis, rugby, ma bisogna seguire quello che viene dal cuore. Ho dovuto aspettare che Clay Regazzoni e Alex Zanardi dimostrassero che l’auto si guida con il cervello e non con i piedi. Sono tornato in pista e al campionato italiano velocità turismo, contro normodotati, sono arrivato terzo». E per aiutare chi ha la sua stessa passione ha fondato una scuola. «Porto le persone con disabilità sui kart. L’associazione H81 Insieme ha acquistato un’auto, che abbiamo adattato e un’altra ha i doppi comandi. L’idea è nata da tutte le difficoltà che ho avuto. Ho fatto di tutto per tornare in pista, ma la sensazione che provo è unica». E vorrebbe tornare in sella anche Marco Casolin, che dopo aver gareggiato in Moto 3 nel 2012 è stato vittima di un incidente. «Sono rimasto due anni in ospedale e ora sto facendo riabilitazione, faccio di tutto per tornare a praticare sport, vorrei trovare qualcosa che mi dia l’adrenalina della velocità».

Meno avventuroso lo sport di Francesca Lazzaro, che si è tolta varie soddisfazioni, anche se la qualificazione per Rio 2016 purtroppo è sfumata. «Ho scoperto lo sport proprio dopo l’incidente – racconta – all’inizio il tennistavolo era un peso, poi è diventata una passione e sono arrivata a gare internazionali. A Vicenza, nell’H81, mi ha anche permesso di fare amicizie. L’esperienza che mi ha cambiata è stata l’anno scorso, quando ho gareggiato insieme ad atleti normodotati».

Dal Il Giornale di Vicenza di domenica 7 febbraio 2016 – pag. 49

 

Author: Vito Moro

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